Torna indietro 92° TOUR DE FRANCE: LA VIGILIA Torna alla Home Page

L'AMERICANO ATTACCA: "VOGLIO DIVENTARE SIMPATICO"
ARMSTRONG ANCORA FAVORITISSIMO: GLI ITALIANI SPERANO NELLA SORPRESA E NELLO "STELLONE"

CHALLANS - E' ancora lui il grande favorito per tutti e - visto così, dai febbrili preparativi di Challans in attesa della crono di Fromentine che aprirà il Tour -  francamente non si vede chi e cosa possa impensierire più di tanto Lance Armstrong, il dominatore delle ultime sei edizioni. Ma il ciclismo è bello anche per questo: se è vero che sui pedali non si inventa nulla è anche vero che talvolta le previsioni possono essere rovesciate. Un atleta "vincente" fino ad oggi può improvvisamente andare in crisi: ce lo hanno insegnato anche le ultime vicende del Giro (vedi la inattesa e inimmaginabile crisi di Basso sulle Dolomiti). Dunque prevedere guardando solo al passato, recente o meno che sia, non è affatto una garanzia. E in una corsa di tre lunghe settimane tutto può succedere, perchè basta un nonnulla per far saltare il banco. Lo sa bene l'americano che alle precedenti edizioni si era sempre presentato con alle spalle una preparazione maniacale: test, allenamenti, ispezioni di percorso a ripetizione; una squadra fortissima; e poi tecnica, tecnologia (le bici più all' avanguardia) e novità di ogni genere: il meglio di tutto e - naturalmente - anche il meglio dei "preparatori" delle due ruote: quel Michele Ferrari recentemente condannato dal tribunale di Bologna - indovinate un po'? - perchè consigliava ad alcuni atleti la via migliore per doparsi senza essere beccati ai controlli. 
La vittoria finale sugli Champs Elisée, di Armstrong, la settima, sarebbe la chiusura in bellezza di una favola che da una parte ha emozionato tanti con l'idea che l'uomo possa definitivamente battere il male del secolo (il cancro che lo colpì ai testicoli e al cervello nel 1996) e non solo rivivere, ma risorgere a vita nuovas, ma che è stata accompagnata da non pochi dubbi e sospetti, come via via hanno illustrato le vicende attorno al texano e i numerosi libri scritti sulle sue gesta. Ultimo quello di Daniel Coyle (Lance Armstrong war: One man's battle..." Harper Collins, 326 pag). Un libro in cui la parabola del sei volte vincitore del Tour è vista come una guerra continua contro tutto e contro tutti. Coyle, un medico esperto di fisiologia e di questioni di allenamento, avrebbe trovato la "quadratura del cerchio" e la risposta alle tante domande meravigliate del pubblico più smaliziato: i muscoli di Armstrong si stancherebbero meno di quelli degli altri corridori a causa della maggiore capacità dell'atleta americano di "processare" l'acido l'attico, cioè di ridurne gli effetti limitativi della prestazione. Una spiegazione un pò semplicistica, ma comunque interessante, perchè non dirada del tutto la nebbia: "Come che sia - scrive Coyle - un colpo biochimico o una meraviglia genetica, alla fine fisiologicamente sono provate le dichiarazioni di Armstrong, che lui è nato per essere un atleta estremo". Niente come l'edizione di questo Tour potrà verificare questo assunto. Intanto, però, della ferrea amicizia Michele Ferrari-Lance Armstrong non si sa più nulla di ufficiale. E, nelle affollatissime conferenza stampa del texano, controllato a vista da due imponenti guardie del corpo, ci si guarda bene da porre domande imbarazzanti. Da quando il medico è stato condannato, uno strano silenzio è sceso sull'argomento, anche da parte degli organizzatori del Tour, che pure avevano decretato l'ostracismo a tanti italiani, a cominciare da Pantani per finire a Di Luca e soci... solo perchè indagati in relazione a vicende doping. Ora Le Blanc & C. si guardano bene dal chiedere delucidazioni e peggio, prendere decisioni. Evidentemente aver frequentato(frequentare ancora?) un medico condannato per doping non nuoce all'immagine del Tour e del ciclismo in generale. L'importante è che lo spettacolo vada avanti. Tanto sarà l'ultimo comunque per il texano. Ed è importante  è che sia uno spettacolo coinvolgente. Come non è stato, però, nelle ultime edizioni strapazzate letteralmente dall'americano che non gode di grandi simpatie presso il pubblico d'oltralpe. Così si scava nei segnali premonitori per cercare possibili crepe nella (finora) granitica personalità del cow boy Usa. Cioè le pedalate sbiadite che l'americano ha dato in quest'avvio di stagione, tra un divorzio (dalla ex moglie Christine), un nuovo amore (la cantante attrice Cheryl Crow), un'esitazione e una conferma ("voglio il settimo Tour e poi mollo"). Armstrong non si è quasi visto sul podio quest'anno: 4 soli terzi posti, due al "suo" Tour della Georgia e due al Delfinato, dove, peraltro è stato battuto nella crono individuale, suo solito punto forza, dal colombiano Botero e da Leipheimer. Poi ci sono altri quattro piazzamenti fra i primi cinque. Indizi, segnali che il solito ciclismo imprevedibile e impronosticabile può smentire. Nel 2004, in ogni caso, le vittorie erano state ben 5 a questo punto della stagione e l'americano aveva come sempre dimostrato di essere imprendibile contro il tempo, dominando la crono di Rome al Tour di Georgia. Non è un Armstrong sfavillante, dunque; dovrebbe essere più a "dimensione d'uomo", "miracoli" a parte, ovviamente. Miracoli cui il texano di Dallas ci ha abituato, a cominciare dalla sua vittoria sul cancro.
Un Armstrong minore sempre gran favorito? Il fatto è che gli avversari non sembrano stare granché meglio. L'unico che marcia a buon ritmo dall'inizio dell'anno è lo spagnolo Valverde, che ha totalizzato sei vittorie (tre nella Challenge di avvio a Maiorca; una alla Parigi-Nizza e due ai Paesi Baschi). Gli altri:; da Mayo a Kloden a Vinokourov e Popovich sono anche loro a secco di vittorie. Si scateneranno al Tour? Il primo a rifiutare il ruolo di grande rivale è proprio Ullrich, vincitore del Tour 1997, l'unico atleta che in questi anni ha cercato di spezzare la supremazia del texano: "E' Lance l'uomo da battere anche in questo Tour - ha detto nella conferenza stampa della vigilia - Sarà la preda da cacciare, perchè questa ultima sua apparizione costituirà per lui una motivazione in più. Quanto a noi della Telekom abbiano una buona squadra con Vinokourove Kloden". Si vedrà già qualcosa nella crono di avvio, su cui il tedesco, oro a Sydney 2000, punta moltissimo: "E' un percorso adatto alle mie caratteristiche". C i saranno subito sorprese?  Dall'alto dei suoi sei successi Armstrong sembra tranquillissimo: "Chiudere con il settimo successo sarà per me una motivazione in più. Il tempo non gioca a mio favore, ma io mi sento fisicamente e psicologicamente pronto. Il mio obbiettivo è guadagnare prima di tutto la simpatia del pubblico; è sempre difficile che si abbiano le simpatie di tutti, ma ho notato al Delfinato che la gente mi incoraggiava di più. Gli avversari saranno più motivati del solito per battermi stavolta, e sarebbero contenti se io perdessi, ma io ho un obbiettivo in più: i miei figli che mi aspetteranno all'arrivo a Parigi.  Ullrich e la Telekom di Kloden e Vinokourov? Sono avversari coriacei, li ho ben visti al Delfinato, ma abbiamo anche noi compagni fortissimi, come Popovich e Azevedo. La corsa? Si giocherà molto in salita, sulle grandi montagne: le Alpi saranno il primo momento cruciale, Courchevel e Briancon sono tappe veramente difficili e poi ci saranno i Pirenei". Decontratto, tranquillo, senza assilli l'americano sembra ancor più padrone del solito: "E' vero, mi sento rilassato, l'anno scorso ero particolarmente nervoso perchè c'era un record da raggiungere; quest'anno è diverso: sono qui per vincere, ma anche per vivere ogni istante senza drammi".  I maligni dicono che il texano è tranquillo perchè ha già tessuto la tela delle amicizie. Vinokourov, sostiene qualcuno, potrebbe passare alla Discovery la prossima stagione. Armstrong nega, ovviamente: "Per ora la nostra politica è quella di puntare sui giovani: Popovich è il nostro futuro. Quanto a Vinokourov non ha firmato per noi e ho l'impressione che stia bene dove sta e abbia intenzione di restarci". La corsa chiarirà meglio. l capitolo italiano brilla per le assenze: niente Cunego (mononucleosi); niente Simoni (partecipazione non prevista); niente Di Luca (stanchezza dopo il Giro); Savoldelli ridotto al rango di scudiero dell'americano, resta un nome: Ivan Basso. Ma il fatto che il mondo delle gli scommesse lo dia addirittura a 6 già fa capire molto (Ullrich a 3,75; .Alexandre Vinokourov 8,00; Iban Mayo 20,0; Andreas Kloden 30,0 ;Yaroslan Popovych 40,0; Santiago Botero 40,0; Roberto Heras 50,0; Alejandro Valverde 66,0.

"Il nostro organico è limitato ma cercheremo in ogni caso disputare un buon Tour, come tutte le altre squadre. Per fare questo possiamo puntare con fiducia sul nostro leader che è Serhiy Honchar, capace di rientrare nei primi dieci della classifica generale", dice il furbo Gianluigi Stanga direttore della Domina Vacanze. "Ha già corso quest'anno il Giro d'Italia, dove si è classificato sesto, e dunque dobbiamo sperare che trovi la forza mentale e le motivazioni necessarie per poter tenere l'obiettivo della classifica generale per così tanto tempo. Non sarà facile ma io credo che potrebbe farcela, sapendo soprattutto che tutta la squadra lavorerà per lui". Secondo Stanga il team dovrà scommettere sulla forza del gruppo. "Si tratta essenzialmente di una squadra giovane con corridori che sono qui per fare esperienza e conoscere per la prima volta il Tour de France. Per questo avranno anche tutti la libertà di inserirsi nelle fughe. Poiché un anno fa siamo dovuti partire in ritardo e senza grandi mezzi nell'attività di reclutamento, ci troviamo in una situazione in cui è difficile lottare alla pari con le grandi squadre, da qui la scelta di puntare sui giovani". Da ultimo i test ematici cosiddetti "preventivi". Tutti i 189 corridori sono risultati a posto. Naturalmente.

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