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CAMPIONATI DEL MONDO 2004 DI
VERONA |
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FREIRE, TRIPLETTA
IRIDATA DA RECORD |
VERONA -
Ormai con il mondiale Oscar Freire si e' dato un appuntamento fisso: a
Verona, nel primo a cui ha partecipato
nel '99, ha vinto; l'anno dopo a Pluoay e' arrivato terzo; nel 2001 a Lisbona
con una volata come quella di oggi lo rivinse. Nel 2002 in finale il gruppo si
spezzo' per una caduta, lui rimase dietro e non pote' partecipare alla volata
poi vinta da Mario Cipollini. Un anno fa ad Hamilton e' arrivato
nono, oggi e' tornato iridato. Ha una eccellente visione della
corsa, che gli permette di arrivare lucido nei momenti cruciali, spreca
pochissime energie ed è dotato di un grande spunto in volata: è il prima
grande talento mai espresso dalla Spagna per le corse di un giorno, perchè piu'
sono lunghe le corse e piu' viene valorizzato l'acume e lo spunto. Freire ha 28
anni, e' spagnolo di Torrelavega cittadina industriale in Cantabria, la regione
tra Paesi Baschi e Asturie. Si presento' da sconosciuto nel
'99 al mondiale di Verona e torno' a
casa con la maglia iridata. ''A Verona
arrivai senza fama - ha sempre raccontato - non ero certo nei pronostici. Vinsi
e mi cambio' la vita, sportiva e personaleþþ.
In carriera ha vinto 34 corse. Oltre al tris mondiale brilla nel
suo palmares il successo di quest'anno nella Milano-San Remo. Corre per
l'olandese Rabobank che lo stipendia con un milione di Euro all'anno.
Freire nel periodo in cui ha corso con la italiana Mapei, che lo prese dalla
spagnola Vitalicio, ha sofferto di una lombo-ischio-sciatalgia sinistra che gli
ha fatto perdere mesi. Una sindrome 'aspeficica', che proprio in quanto tale era
difficile da curare. Sempre per il problema alla schiena i suoi allenamenti
erano ridotti, al massimo 130 km. Ma ai problemi
fisici ha sempre sopperito con il grande talento.
Il sogno di un'oro italiano ai mondiali
di ciclismo conclusisi oggi a
Verona si e' probabilmente infranto
con il ''bacio'' che il manubrio della bici di Paolo Bettini ha stampato sul
ginocchio destro dell'atleta durante un cambio ruota. Con il capitano fuori
gioco e' stato difficile per l'Italia contrastare l'armata spagnola che negli
ultimi due giri non ha faticato a traghettare Oscar Freire sul traguardo a lui
noto di Verona. ''Cinque anni fa non
ci avrei scommesso - ha ammesso il tre volte campione del mondo che proprio in
corso Porta Nuova nel 1999 aveva lasciato tutti a
bocca aperta - questa volta ero consapevole della mia forza e di quella della
mia squadra. Abbiamo controllato la gara nelle fasi finali. Non potevo perdere''.
Una formazione compatta quella iberica che, sfruttando a dovere la ''mala
suerte'' di Bettini, ha dettato legge.
''L'Italia era forte - ha ammesso il ct della nazionale spagnola
Francisco Monteguera che per sua ammissione probabilmente non guidera' la Spagna
ai mondiali madrileni del 2005 -
e pericolosa anche nel finale con Cunego e Basso. Ma Freire e' il piu' forte e
aveva due alfieri straordinari come Gutierrez e Valverde''. A chi gli consiglia
di prendere casa a Verona Freire
risponde con un sorriso e la promessa di pensarci mentre rifiuta ogni paragone
con il ''cannibale'' Merckx anche lui tre volte iridato che considera ''irraggiungibile''.
Gli azzurri archiviano un bilancio non esaltante con il bronzo di Luca Paolini
per il quale la medaglia che gli pende dal collo avrebbe potuto essere di un
altro metallo. ''L'incidente di Bettini ci ha condizionati - ha ammesso -
perche' era il favorito. La maglia di campione del mondo e' la
cosa piu' importante del ciclismo e
averla persa brucia un po'. Sono contento per il mio risultato pero' mi dispiace
per i tifosi. Ai tre km finali - continua Paolini, raccontando la volata -
pensavo di essere a Zoolder, mancavano solo Petacchi e Mc Ewen. Fino ai 500
metri ero a ruota di Oscar poi sono risaliti gli australiani. Credo di essere
stato bravo a reggere. E' stata una volata corretta. Ci si tocca sempre in
qualsiasi
gara figuriamoci a un mondiale''. L'incidente a Bettini e' una
costante nelle dichiarazioni degli azzurri: sia Nardello (''c'e' mancato il
capitano abbiamo cercato di far selezione ma non ci siamo riusciti'') che
Pelizzotti (''con Bettini ce la potevamo giocare in modo diverso, ma una
medaglia non e' da buttar via'') regalano lo stato d'animo della squadra di
Ballerini. ''Quando Bettini si e' fatto male - ha ricordato da parte sua Damiano
Cunego - siamo rimasti per un paio di giri in 'stand-by' abbiamo
rallentato permettendo al gruppo tre giri facili. Abbiamo fatto il
possibile. Credeteci''. Il ragazzo di Cerro Veronese e' pacato e nelle sue
dichiarazione non ha nascosto rancore ne' rabbia. Lo ha confermato mamma Anna
Maria che lo aspettava subito dopo la gara. ''E' molto sereno - ha sottolineato
la donna - e anche per lui e' andato tutto bene''.

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