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DONNE
JUNIOR
ALLA HURIKOVA IL PRIMO ORO
BARDOLINO - Il primo oro del mondiale di
Verona-Bardolino, quello della cronometro juniores donne, è della ceka Tereza
Hurikova, mentre le azzurrine Martina Faccin e Rebecca Bertolo sono rimaste
lontane: 12/a la prima, 17/a la seconda, staccate di oltre un minuto.
"La Faccin è rimasta un pò sotto il suo potenziale - commenta il tecnico Paolo
Slongo - E' partita male (24/a all'intertempo, ndr), è stata poco agile nella
prima parte, quella dura, ed ha pagato. La Bertolo ha fatto una prova sui suoi
valori. Non abbiamo comunque nulla da recriminare. Le prime sono ragazze che
corrono con le elite, noi abbiamo deciso invece una politica diversa, tesa a far
maturare le azzurrine. Un politica che alla lunga dovrebbe pagare".
Sul percorso Slongo fa un'annotazione che servirà anche per le prossime gare:
"Contano i primi sei km, che tirano"
UOMINI
UNDER 23
NIBALI, IL BRONZO
DELL’EMIGRANTE
BARDOLINO – E’ di bronzo la prima medaglia
azzurra ai mondiali di cilismo inaugurati ieri con le prime prove contro il
tempo. Viene dalla prova degli Under 23, da Vincenzo Nibali, ventenne siciliano
di Messina esile ma fortissimo, che sul difficile circuito di Bardolino ha
saputo tener testa a lungo a concorrenti più accreditati di lui alla viglia,
come l’olandese Dekker, che lo ha preceduto di soli 39 centesimi e la sorpresa
della giornata, il quasi sconosciuto sloveno Brajkovic. Un bronzo, come due anni
fa a Zolder, quando gareggiò nella stessa specialità ma fra gli juniores. Ironia
della sorte, in quella occasione precedette proporio Dekker che ieri lo ha a sua
volta preceduto. Fisico asciutto, gambe robuste ma non muscolatissime, mascella
quadrata, sguardo leggermente adombrato, sul podio Nibali sorride poco. In
conferenza stampa quasi per nulla. Così viene naturale chiedergli se si denta
deluso: “Non proprio, ma se non avessi sbagliato qualcosa, qualche curva
impostata non al meglio, forse avrei raggiunto a pieno l’obbiettivo”. Una
medaglia mondiale è pur sempre un buon avvio, ma il volto del ventenne messinese,
tifoso sfegatato della squadra di calcio rivelazione di questa stagione (“mi
hanno anche detto di andare a trovarli, ma non ntrovo mai il tempo”) non è certo
l’immagine della felicità. “Sono stato primo per poco tempo, poi secondo per
poco, quindi terzo per pochissimo – racconta così l’altalena delle emozioni dopo
l’arrivo – mi aspettavo di fare bene; va bene così ugualmente”. Preferisce
passare velocemente alle dediche: ai genitori, alla famiglia, al padre
Salvatore, praticante a livello amatoriale, che gli faceva amare i video di
Moser (“Il mio idolo ed esempio”) e che lo ha spinto al grande passo verso il
ciclismo maggiore. Per un siciliano vuol dire emigrare. Nel caso di Nibali a
Montemarco di Pistoia – Toscana ciclisticamente “felix” - una piccola località
nei pressi di Lamporecchio il paese di Andrea Tafi, il popolare “gladiatore” di
tante Parigi-Roubaix. Vi approda appena diciassettenne e la squadra locale su di
lui costruisce una fortissima formazione juniores e poi Under 23. Lui cresce e
si allena. Pane e bici. E tanta voglia di faticare e soffrire. Ce ne vuole per
essere il dinosauro che è. Un sopravissuto alla dissoluzione di una specialità,
la corsa contro il tempo, che trova sempre meno adepti e deve mendicare
rappresentati alla strada, più ricca e ovviamente accattivante. Colpa della
cosiddetta specializzazione. Si viaggia su velocità strabilianti: ieri sul
nervosissimo percorso veneto la media del vincitore è stata di quasi 47 all’ora.
Colpa di gare che non ci sono: sempre più difficile organizzare crono. Colpa dei
soldi che la specialità non fa guadagnare. Ma Nibali, che passerà
pèrofessionista la prossima stagione con la Fassa, è uno controcorente. “E’ un
anno che mi alleno per questa crono - dice – sono contentissimo del bronzo, ma
aspettatemi venerdì nella prova su strada. Abbiamo una squadra fortissima con
Visconti e Rogotto. Speriamo proprio di non deludere”. La gara delle junior è
andata alla Ceca Hurikova. Indietro (ma lo si sapeva) le italiane: 12° la Faccin,
17° la Bertolo.
Chi ha visto improvvisamente sfumare le proprie speranze, invece, è il tedesco
Ullrich, fra i favoriti per la prova dei professionisti contro il tempo. Un
malore tanto improvviso quanto fulminante lo ha tolto di scena dalla crono, la
sua specialità: due titoli iridati, 1999 e 2001 e un alloro olimpico: Sydney
2000. Eppure solo giovedì scorso stava benissimo: aveva vinto alla grande la
Coppa Sabatini a Peccioli; e sabato, nell’Emilia aveva fatto fuoco e fiamme. “Un
cibo avariato o un virus – spiega il corridore che frequenta un
chiacchieratissimo medico toscano – non riesco a mangiare senza dare di stomaco,
spero di recuperare per domenica”. Ma anche la corsa su strada è a rischio.
UOMINI
JUNIOR
TEDESCHI PIGLIATUTTO
BARDOLINO - Nel segno della Germania la prova a cronometro juniores del mondiale: primo e terzo Patrick Gretsch e Stefan Schafer. Tra di loro si è infilato il ceco Roman Kreuziger, che ha preceduto Schafer di 48 centesimi.
Gretsch ha letteralmente dominato, passando già in testa all'intertempo del km 11,8, con due secondi di vantaggio su Kreuziger. Ad arrivare al traguardo, posto al km 24, il tedesco ha dilatato il vantaggio. Solo 20/o, a 1’32, il primo degli azzurri, Manuele Boaro, che aveva fatto segnare il 16/o tempo al km 11.8. Ventisettesimo l'altro italiano, Alessandro Carretti a 1'46".
DONNE
ELITE
IMBATTIBILE LA THURIG, DAL
TRITHLON ALL’IRIDE
BARDOLINO - Non si riconferma iridata Joane Somarriba Arrola, la spagnola che in carriera ha dominato Giri e Tour e che termina la sua prova ai piedi della zona medaglie, perchè l'oro va alla svizzera Karin Thurig, trentaduenne che, ad Atene, dovette accontentarsi del bronzo, prestata al ciclismo dal triathlon. La cronometro di Bardolino riservata alle elite donne, quarta prova del Mondiale di ciclismo di Verona, ha visto proprio nella elvetica la grande dominatrice: il suo tempo, 31'45", le permette di relegare al secondo posto, con un ritardo di 51", la tedesca Judith Arndt (medaglia d'argento) e, al terzo, a 55", la russa Zoulfia Zabirova (medaglia di bronzo). La corsa contro l'orologio della Thurig è stata in apnea: sempre in testa, la svizzera non ha lasciato scampo alle avversarie, cogliendo un titolo meritato e un pò inatteso, visto che il pronostico della vigilia non era certo tutto dalla sua parte.
"Sono più che felice - ha commentato la neo iridata al traguardo - perchè non stavo bene e non mi sentivo in gran forma. Volevo da subito aggredire il percorso e, dopo i primi chilometri, ho anche pensato di avere esagerato. Poi però mi hanno dato i riferimenti sulle altre ed ho capito che avrei potuto vincere l'oro". C'è solo un piccolo rammarico nelle parole della Thurig: "E' stata la gara più bella della mia vita ma mi sarebbe piaciuto confrontarmi con la Van Moorsel". L'olandese, dopo la vittoria alle Olimpiadi, ha però deciso di porre fine alla sua carriera agonistica.
Le speranze azzurre erano tutte riposte in Anna Zugno e Tatiana Guderzo, oro e argento ai Mondiali di Zolder tra le junior. Si è difesa la Guderzo, campionessa europea in carica, con un confortante decimo posto, a 2'11" dalla vincitrice, mentre la Zugno (bronzo nella rassegna continentale in Estonia) non è andata oltre la diciannovesima posizione, a 3'02" dalla medaglia d'oro.
UOMINI
ELITE
ROGERS, DUE MAGLIE IRIDATE
IN POCHE ORE
"Essere al via del mondiale di Verona per me avrà un significato enorme. Premesso che la maglia azzurra me la sono meritata sul campo, questa convocazione in nazionale mi ha comunque sorpreso perchè arriva dopo tutti gli episodi che mi hanno coinvolto, a partire da Lance Armstrong che mi riprende quando sono in fuga al Tour".
Sarà un
mondiale dal sapore tutto particolare quello che correrà Filippo Simeoni
domenica. In qualche modo lui è diventato "il ciclista scomodo" dopo le sue
confessioni sul doping, che sono uno dei pilastri di accusa al processo che
vede imputato il dott. Michele Ferrari e che si concluderà venerdì, e dopo
gli episodi del Tour, quando Lance Armstrong in persona (lo statunitense
vincitore di sei Giri di Francia è seguito da Ferrari) si mosse per
annullare l'azione di Simeoni in fuga con altri. "Se volete proseguire la
fuga disse Armstrong ai compagni dell'italiano dovete mollare Simeoni".
Un gesto che ha suscitato reazioni opposte nel plotone, minimizzato dagli
organizzatori del Tour, ma che ha portato anche all'apertura di una inchiesta della Procura di
Lucca e dei Nas di Firenze.
E nella tarda serata di mercoledì 29 la vicenda ha avuto ulteriori sviluppi nello scenario premondiale del ritiro azzurro a Pescantina. E' stata consegnata a Paolo Bettini una notifica perchè si presenti a testimoniare la sua versione della scomoda vicenda francese. Con il capitano azzurro, avrebbero ricevuto analogo avviso altri tre corridori stranieri; probabilmente nel gruppo di quelli che erano nella famigerata fuga. Il magistrato ha preso molto sul serio l'azione dei Nas, che, sulla scorta di quanto apparso su stampa e tv, avevano cominciato un'indagine d'ufficio e sentito a fine luglio scorso a Roma lo stesso Simeoni e il ds della Domina Vacanze, Vincenzo Santoni. Vuole vederci chiaro sulle intimidazioni al corridore di Sezze che figura come teste nel processo Ferrari che proprio venerdì dovrebbe andare a sentenza. Ed ha aperto un fascicolo nel quale comparirebbero i nomi di Armstrong e di Cipollini. Intimidazione di testimone (art. 611 c.p.), frode in competizione sportiva (legge 401/89) e violenza privata (art. 610 c.p.): sarebbero tre e tutte pesantissime le ipotesi di reato. "Mi ha costretto a rallentare e tornare in gruppo per non danneggiare i compagni (di qui l'ipotesi di frode sportiva, secondo la legge 401/89. per aver contribuito ad alterare il risultato, n.d.r.) - ha raccontato a suo tempo Simeoni - Poi mi ha detto: hai sbagliato a testimoniare contro Michele Ferrari (cui, come noto, l´americano si appoggia per la preparazione, n. d. r); hai sbagliato a querelarmi (alla notizia della deposizione di Simeoni, Armstrong gli ha dato del bugiardo e il laziale lo ha querelato per diffamazione, per tutta risposta, n.d.r.). Io ho tanti soldi e tanto tempo a disposizione e ti distruggo. Ti faccio smettere di correre». A Cipollini, l'americano avrebbe chiesto di escludere dalla propria formazione per il Tour, proprio Filippo Simeoni. E' possibile che anche lui sia sentito quanto prima.
La
ruggine con Armstrong era nata dopo la confessione di Simeoni su Ferrari: lo
statunitense definì l'azzurro 'bugiardo'. E Simeoni lo querelò.
Simeoni, 33 anni, nato nel milanese ma trapiantato a Sezze (Latina), 7 vittorie da professionista, quest'anno ha vinto una tappa al Giro d'Austria: "La mia è stata una stagione regolare, senza acuti, ma sono stato sempre presente negli ordini di arrivo. Devo essere sincero: pensavo che tutti gli episodi che mi hanno coinvolto mi chiudessero ogni porta per l'azzurro. E invece devo riconoscere al Ct Franco Ballerini e alla Federciclismo di essere stati molto corretti e onesti nei miei confronti fornendomi questa possibilità di essere in nazionale. Credo che trasparenza e correttezza non siano mancati al Ct e alla federazione".
"Con la
mia confessione penso di aver fatto qualcosa di importante per la
chiarezza nel ciclismo - dice - Però ho ancora tanta rabbia dentro, pure perchè,
come è successo con l'intervento della difesa del dott. Ferrari, hanno
cercato di screditarmi come persona. Questo mi ferisce profondamente. Ma mi
fornisce anche la carica per dimostrare il mio valore, sia come uomo che
come corridore".
Intanto in nazionale si troverà accanto a Daniele Nardello, che al Tour si schierò con Armstrong: "Con lui sono cresciuto ciclisticamente. Ovviamente il suo comportamento non mi è piaciuto e il nostro rapporto si è deteriorato. Ma lo spirito della maglia azzurra, che sento in modo incredibile, mi farà mettere da parte i rancori. E lo farà anche lui, per la causa azzurra". Ma trovera anche chi gli espresse pubblicamente solidarietà, Paolo Bettini: "Paolo lo stimo come uomo e come atleta è un'altra categoria. Ha avuto il coraggio di prendersi le proprie responsabilità e di parlare pubblicamente su quello che mi era successo. Pochi lo hanno fatto. E' un campione in bici e un uomo di valore".
Simeoni ha un solo precedente, sfortunato, in nazionale: convocazione al mondiale '98 ma una indisposizione della vigilia lo mise ko. Non c'erano più i tempi per sostituirlo e la nazionale partì con un azzurro in meno.
Questa volta si sta preparando con una meticolosità particolare: l'ultima giornata prima del raduno azzurro l'ha trascorsa percorrendo otto volte una salita della provincia di Latina simile a quella delle Torricelle, punto decisivo del circuito di Verona.