Torna indietro VERONA 2004: CRONACHE DELLE PROVE A CRONOMETRO Torna alla Home Page
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DONNE JUNIOR
ALLA HURIKOVA IL PRIMO ORO

BARDOLINO - Il primo oro del mondiale di Verona-Bardolino, quello della cronometro juniores donne, è della ceka Tereza Hurikova, mentre le azzurrine Martina Faccin e Rebecca Bertolo sono rimaste lontane: 12/a la prima, 17/a la seconda, staccate di oltre un minuto.

"La Faccin è rimasta un pò sotto il suo potenziale - commenta il tecnico Paolo Slongo - E' partita male (24/a all'intertempo, ndr), è stata poco agile nella prima parte, quella dura, ed ha pagato. La Bertolo ha fatto una prova sui suoi valori. Non abbiamo comunque nulla da recriminare. Le prime sono ragazze che corrono con le elite, noi abbiamo deciso invece una politica diversa, tesa a far maturare le azzurrine. Un politica che alla lunga dovrebbe pagare".

Sul percorso Slongo fa un'annotazione che servirà anche per le prossime gare: "Contano i primi sei km, che tirano"

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UOMINI UNDER 23
NIBALI, IL BRONZO DELL’EMIGRANTE

BARDOLINO – E’ di bronzo la prima medaglia azzurra ai mondiali di cilismo inaugurati ieri con le prime prove contro il tempo. Viene dalla prova degli Under 23, da Vincenzo Nibali, ventenne siciliano di Messina esile ma fortissimo, che sul difficile circuito di Bardolino ha saputo tener testa a lungo a concorrenti più accreditati di lui alla viglia, come l’olandese Dekker, che lo ha preceduto di soli 39 centesimi e la sorpresa della giornata, il quasi sconosciuto sloveno Brajkovic. Un bronzo, come due anni fa a Zolder, quando gareggiò nella stessa specialità ma fra gli juniores. Ironia della sorte, in quella occasione precedette proporio Dekker che ieri lo ha a sua volta preceduto. Fisico asciutto, gambe robuste ma non muscolatissime, mascella quadrata, sguardo leggermente adombrato, sul podio Nibali sorride poco. In conferenza stampa quasi per nulla. Così viene naturale chiedergli se si denta deluso: “Non proprio, ma se non avessi sbagliato qualcosa, qualche curva impostata non al meglio, forse avrei raggiunto a pieno l’obbiettivo”. Una medaglia mondiale è pur sempre un buon avvio, ma il volto del ventenne messinese, tifoso sfegatato della squadra di calcio rivelazione di questa stagione (“mi hanno anche detto di andare a trovarli, ma non ntrovo mai il tempo”) non è certo l’immagine della felicità. “Sono stato primo per poco tempo, poi secondo per poco, quindi terzo per pochissimo – racconta così l’altalena delle emozioni dopo l’arrivo – mi aspettavo di fare bene; va bene così ugualmente”. Preferisce passare velocemente alle dediche: ai genitori, alla famiglia, al padre Salvatore, praticante a livello amatoriale, che gli faceva amare i video di Moser (“Il mio idolo ed esempio”) e che lo ha spinto al grande passo verso il ciclismo maggiore. Per un siciliano vuol dire emigrare. Nel caso di Nibali a Montemarco di Pistoia – Toscana ciclisticamente “felix” - una piccola località nei pressi di Lamporecchio il paese di Andrea Tafi, il popolare “gladiatore” di tante Parigi-Roubaix. Vi approda appena diciassettenne e la squadra locale su di lui costruisce una fortissima formazione juniores e poi Under 23. Lui cresce e si allena. Pane e bici. E tanta voglia di faticare e soffrire. Ce ne vuole per essere il dinosauro che è. Un sopravissuto alla dissoluzione di una specialità, la corsa contro il tempo, che trova sempre meno adepti e deve mendicare rappresentati alla strada, più ricca e ovviamente accattivante. Colpa della cosiddetta specializzazione. Si viaggia su velocità strabilianti: ieri sul nervosissimo percorso veneto la media del vincitore è stata di quasi 47 all’ora. Colpa di gare che non ci sono: sempre più difficile organizzare crono. Colpa dei soldi che la specialità non fa guadagnare. Ma Nibali, che passerà pèrofessionista la prossima stagione con la Fassa, è uno controcorente. “E’ un anno che mi alleno per questa crono - dice – sono contentissimo del bronzo, ma aspettatemi venerdì nella prova su strada. Abbiamo una squadra fortissima con Visconti e Rogotto. Speriamo proprio di non deludere”. La gara delle junior è andata alla Ceca Hurikova. Indietro (ma lo si sapeva) le italiane: 12° la Faccin, 17° la Bertolo.

Chi ha visto improvvisamente sfumare le proprie speranze, invece, è il tedesco Ullrich, fra i favoriti per la prova dei professionisti contro il tempo. Un malore tanto improvviso quanto fulminante lo ha tolto di scena dalla crono, la sua specialità: due titoli iridati, 1999 e 2001 e un alloro olimpico: Sydney 2000. Eppure solo giovedì scorso stava benissimo: aveva vinto alla grande la Coppa Sabatini a Peccioli; e sabato, nell’Emilia aveva fatto fuoco e fiamme. “Un cibo avariato o un virus – spiega il corridore che frequenta un chiacchieratissimo medico toscano – non riesco a mangiare senza dare di stomaco, spero di recuperare per domenica”. Ma anche la corsa su strada è a rischio.

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UOMINI JUNIOR
TEDESCHI PIGLIATUTTO

BARDOLINO - Nel segno della Germania la prova a cronometro juniores del mondiale: primo e terzo Patrick Gretsch e Stefan Schafer. Tra di loro si è infilato il ceco Roman Kreuziger, che ha preceduto Schafer di 48 centesimi.

Gretsch ha letteralmente dominato, passando già in testa all'intertempo del km 11,8, con due secondi di vantaggio su Kreuziger. Ad arrivare al traguardo, posto al km 24, il tedesco ha dilatato il vantaggio. Solo 20/o, a 1’32, il primo degli azzurri, Manuele Boaro, che aveva fatto segnare il 16/o tempo al km 11.8. Ventisettesimo l'altro italiano, Alessandro Carretti a 1'46".

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DONNE ELITE
IMBATTIBILE LA THURIG, DAL TRITHLON ALL’IRIDE

BARDOLINO - Non si riconferma iridata Joane Somarriba Arrola, la spagnola che in carriera ha dominato Giri e Tour e che termina la sua prova ai piedi della zona medaglie, perchè l'oro va alla svizzera Karin Thurig, trentaduenne che, ad Atene, dovette accontentarsi del bronzo, prestata al ciclismo dal triathlon. La cronometro di Bardolino riservata alle elite donne, quarta prova del Mondiale di ciclismo di Verona, ha visto proprio nella elvetica la grande dominatrice: il suo tempo, 31'45", le permette di relegare al secondo posto, con un ritardo di 51", la tedesca Judith Arndt (medaglia d'argento) e, al terzo, a 55", la russa Zoulfia Zabirova (medaglia di bronzo). La corsa contro l'orologio della Thurig è stata in apnea: sempre in testa, la svizzera non ha lasciato scampo alle avversarie, cogliendo un titolo meritato e un pò inatteso, visto che il pronostico della vigilia non era certo tutto dalla sua parte.

"Sono più che felice - ha commentato la neo iridata al traguardo - perchè non stavo bene e non mi sentivo in gran forma. Volevo da subito aggredire il percorso e, dopo i primi chilometri, ho anche pensato di avere esagerato. Poi però mi hanno dato i riferimenti sulle altre ed ho capito che avrei potuto vincere l'oro". C'è solo un piccolo rammarico nelle parole della Thurig: "E' stata la gara più bella della mia vita ma mi sarebbe piaciuto confrontarmi con la Van Moorsel". L'olandese, dopo la vittoria alle Olimpiadi, ha però deciso di porre fine alla sua carriera agonistica.

Le speranze azzurre erano tutte riposte in Anna Zugno e Tatiana Guderzo, oro e argento ai Mondiali di Zolder tra le junior. Si è difesa la Guderzo, campionessa europea in carica, con un confortante decimo posto, a 2'11" dalla vincitrice, mentre la Zugno (bronzo nella rassegna continentale in Estonia) non è andata oltre la diciannovesima posizione, a 3'02" dalla medaglia d'oro.

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UOMINI ELITE
ROGERS, DUE MAGLIE IRIDATE IN POCHE ORE

Due maglie iridate in poche ore: una giornata memorabile per Michael Rogers, australiano di 25 anni, da quando ne aveva 16 in Italia. In mattina gli è stata consegnata quella della crono di un anno fa in Canada, in cui lui arrivò secondo dietro al britannico Millar, poi squalificato dopo aver confessato l'assunzione di Epo (caso Cofidis). A tavolino, così, gli è stato attribuito il titolo. Nel pomeriggio, poi, Rogers   che vive 10 mesi all'anno a Gorla Minore (Varese) dove è fidanzato con Alessia che sposerà l'anno prossimo la maglia della crono 2004 se la è guadagnata sul campo con una grande prova, preparata minuziosamente. Nei mesi scorsi era arrivato sette volte a Bardolino per provare il percorso. "Avevo in testa una tattica   ha raccontato   partire risparmiando energie e poi spingere forte. Così ho fatto e alla fine è andata bene".
L'australiano al primo intertempo, dopo 6,3 km, sulla salita di Costermano, è transitato quarto, poi già al secondo rilevamento, km 27,1, era primo. Sul traguardo, km 46,75, ha dato 1'12''  al tedesco Michael Rich, anche lui autore di una grande rimonta, passato dal 19/o posto di Costermano all'argento. Terzo Alexandre Vinokourov a 1' 25: il kazako, che ha corso con una bicicletta con una moltiplica ovale, era in testa al primo intertempo ma poi ha ceduto.
"Certo la seconda maglia iridata della giornata   ha detto ancora Rogers   e  stata tutta diversa. Una grande emozione, e bello vincere così, davanti ai tuoi tifosi (da Gorla Minore, dove c'è il suo fan club sono arrivati in tanti, ndr) e alla tua famiglia. Da tempo sognavo un momento così. E questo successo lo voglio dedicare ad un mio amico australiano e compagno di tanti allenamenti, Mark Carter, che è morto cadendo per le scale". Rogers, professionista dal 2001, ha fatto parte della Mapei giovani e ora corre alla Quick Step con Paolo Bettini. "Per la gara di domenica vedo favoriti Bettini, Cunego e anche Vinokourov".
Tra malattie, scarsa condizione e squalifiche per doping mancavano al via i vincitori degli ultimi cinque mondiali crono e dell ultima Olimpiade: Ullrich ( 99 e 2001), Gontchar (2000), Botero (2002), Millar (2003) ed Hamilton (Olimpiadi 2004).
Per i colori azzurri buona la prova di Marzio Bruseghin rimasto sul podio a lungo, sino a quando non sono arrivati al traguardo gli ultimi tre, risultati oro, argento e bronzo. Alla fine è giunto 6/o, ma senza rimpianti: "essere al mondiale anche se arrivi ultimo è sempre una grande soddisfazione - ha detto il veneto - Spero che il nostro impegno possa essere da sprone per i giovani. Anche attraverso questa specialità in fondo si possono tagliare grandi traguardi". Sul proprio futuro Bruseghin ha le idee chiare: "torno a fare il gregario se Ballerini poi mi vorrà ancora in crono vorrà dire che tornerò a reinvestire su questa specialità". Più deluso l'altro azzurro, Andrea Peron: "Onestamente speravo di arrivare entro i primi cinque ma devo farmi una ragione. Questo è il mio valore dopo la rottura del bacino". "I ragazzi - ha sintetizzato alla conclusione il ct Franco Ballerini - hanno dato tutto ciò che potevano interpretando al meglio la competizione. Potevamo sperare in qualcosa di più ma siamo sereni".

 
Caso Simeoni-Armstrong: Bettini dai Nas come testimone -

"Essere al via del mondiale di Verona per me avrà un significato enorme. Premesso che la maglia azzurra me la sono meritata sul campo, questa convocazione in nazionale mi ha comunque sorpreso perchè arriva dopo tutti gli episodi che mi hanno coinvolto, a partire da Lance Armstrong che mi riprende quando sono in fuga al Tour".

Sarà un mondiale dal sapore tutto particolare quello che correrà Filippo Simeoni domenica. In qualche modo lui è diventato "il ciclista scomodo" dopo le sue confessioni sul doping, che sono uno dei pilastri di accusa al processo che vede imputato il dott. Michele Ferrari e che si concluderà venerdì, e dopo gli episodi del Tour, quando Lance Armstrong in persona (lo statunitense vincitore di sei Giri di Francia è seguito da Ferrari) si mosse per annullare l'azione di Simeoni in fuga con altri. "Se volete proseguire la fuga   disse Armstrong ai compagni dell'italiano   dovete mollare Simeoni". Un gesto che ha suscitato reazioni opposte nel plotone, minimizzato dagli organizzatori del Tour, ma che ha portato anche all'apertura di una inchiesta della Procura di Lucca e dei Nas di Firenze.
 

E nella tarda serata di mercoledì 29 la vicenda ha avuto ulteriori sviluppi nello scenario premondiale del ritiro azzurro a Pescantina. E' stata consegnata a Paolo Bettini una notifica perchè si presenti a testimoniare la sua versione della scomoda vicenda francese. Con il capitano azzurro, avrebbero ricevuto analogo avviso  altri tre corridori stranieri; probabilmente nel gruppo di quelli che erano nella famigerata fuga. Il magistrato ha preso molto sul serio l'azione dei Nas, che, sulla scorta di quanto apparso su stampa e tv, avevano cominciato un'indagine d'ufficio e sentito a fine luglio scorso a Roma lo stesso Simeoni e il ds della Domina Vacanze, Vincenzo Santoni. Vuole vederci chiaro sulle intimidazioni al corridore di Sezze che figura come teste nel processo Ferrari che proprio venerdì dovrebbe andare a sentenza. Ed ha aperto un fascicolo nel quale comparirebbero i nomi di Armstrong e di Cipollini.  Intimidazione di testimone (art. 611 c.p.), frode in competizione sportiva (legge 401/89) e violenza privata (art. 610 c.p.): sarebbero tre e tutte pesantissime le ipotesi di reato. "Mi ha costretto a rallentare e tornare in gruppo per non danneggiare i compagni (di qui l'ipotesi di frode sportiva, secondo la legge 401/89. per aver contribuito ad alterare il risultato, n.d.r.) - ha raccontato a suo tempo Simeoni - Poi mi ha detto: hai sbagliato a testimoniare contro Michele Ferrari (cui, come noto, l´americano si appoggia per la preparazione, n. d. r); hai sbagliato a querelarmi (alla notizia della deposizione di Simeoni, Armstrong gli ha dato del bugiardo e il laziale lo ha querelato per diffamazione, per tutta risposta, n.d.r.). Io ho tanti soldi e tanto tempo a disposizione e ti distruggo. Ti faccio smettere di correre». A Cipollini, l'americano avrebbe chiesto di escludere dalla propria formazione per il Tour, proprio Filippo Simeoni. E' possibile che anche lui sia sentito quanto prima. 


La ruggine con Armstrong era nata dopo la confessione di Simeoni su Ferrari: lo statunitense definì l'azzurro 'bugiardo'. E Simeoni lo querelò.

Simeoni, 33 anni, nato nel milanese ma trapiantato a Sezze (Latina), 7 vittorie da professionista, quest'anno ha vinto una tappa al Giro d'Austria: "La mia è stata una stagione regolare, senza acuti, ma sono stato sempre presente negli ordini di arrivo. Devo essere sincero: pensavo che tutti gli episodi che mi hanno coinvolto mi chiudessero ogni porta per l'azzurro. E invece devo riconoscere al Ct Franco Ballerini e alla Federciclismo di essere stati molto corretti e onesti nei miei confronti fornendomi questa possibilità di essere in nazionale. Credo che trasparenza e correttezza non siano mancati al Ct e alla federazione".

"Con la mia confessione penso di aver fatto qualcosa di importante per la chiarezza nel ciclismo -   dice - Però ho ancora tanta rabbia dentro, pure perchè, come è successo con l'intervento della difesa del dott. Ferrari, hanno cercato di screditarmi come persona. Questo mi ferisce profondamente. Ma mi fornisce anche la carica per dimostrare il mio valore, sia come uomo che come corridore".
 

Intanto in nazionale si troverà accanto a Daniele Nardello, che al Tour si schierò con Armstrong: "Con lui sono cresciuto ciclisticamente. Ovviamente il suo comportamento non mi è piaciuto e il nostro rapporto si è deteriorato. Ma lo spirito della maglia azzurra, che sento in modo incredibile, mi farà mettere da parte i rancori. E lo farà anche lui, per la causa azzurra". Ma trovera  anche chi gli espresse pubblicamente solidarietà, Paolo Bettini: "Paolo lo stimo come uomo e come atleta è un'altra categoria. Ha avuto il coraggio di prendersi le proprie responsabilità e di parlare pubblicamente su quello che mi era successo. Pochi lo hanno fatto. E' un campione in bici e un uomo di valore".

Simeoni ha un solo precedente, sfortunato, in nazionale: convocazione al mondiale '98 ma una indisposizione della vigilia lo mise ko. Non c'erano più i tempi per sostituirlo e la nazionale partì con un azzurro in meno.

Questa volta si sta preparando con una meticolosità particolare: l'ultima giornata prima del raduno azzurro l'ha trascorsa percorrendo otto volte una salita della provincia di Latina simile a quella delle Torricelle, punto decisivo del circuito di Verona.
 
Ullrich niente corsa in linea - Jan Ullrich, dopo aver rinunciato per problemi allo stomaco e all'intestino alla prova a cronometro del mondiale di Verona-Bardolino in programma oggi, non sarà al via nemmeno della gara in linea di domenica.
L'annuncio dell'ulteriore rinuncia, rimbalzato da Berlino alla sala stampa della rassegna iridata, è stato dato da Rudy Pevenage, manager del corridore tedesco.
"Non potrà correre, è impossibile - ha detto - Jan è ancora debilitato". Secondo Pevenage, Ullrich (Campione olimpico 2000 e due volte iridato a cronometro) a breve dovrebbe ufficializzare la rinuncia definitiva.

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